☆ recensioni del donkey challenge: le ciccionate nei migliori ristoranti di cagliari e della sardegna ☆ powered by seudeu.com ☆
lug 23 2014

Ittioturismo Marceddì – Terralba

 Scritto da Jesus | | Commenta

Marceddì - Esterno

Marceddì – Esterno

 

Il mare senza mare, volendo raggiungerlo, non lo troveremmo sui monti impervi o sui freddi altopiani, ma dovremmo allora scendere a valle, dove l’acqua termina la sua strada, dove le piogge d’Autunno trovano la loro galera, dove l’Inverno ansima con fiato breve,  dove è lontano il ritmo della Primavera e dove, infine, l’Estate attira il canto dei grilli e gli animali da soma; all’abbeveraggio, alla ricerca di refrigerio, di beltà e soddisfazione animale.
Beviamo d’un fiato a questa fonte, tanto forte da prosciugane l’essenza, tanto copiosamente da divorare i suoi frutti, tanto pazientemente da assaporare il crescere delle stagioni. Ora, infine, apriamo la porta ed entriamo.
 

Marceddì - Antipasti

Marceddì – Antipasti

 

Il canovaccio è sempre lo stesso. Sabato di Luglio “casinu“. Il Raschione Ettore, avendogli la macchina delle ciccionate espresso la sua preferenza, convoca poco eco-compatibilmente, il Triumvirato al punto di incontro prescelto: un ampio centro commerciale, situato in uno splendido Paese del cagliaritano – il cui nome inizia per S e finisce per U – celebre per l’inappuntabile piano urbanistico e per la impeccabile manutenzione delle strade cittadine, perfette per fare da set a un possibile remake di “Apocalypse now”. Anche la mia opinione, se venissi interrogato a tal proposito, inizierebbe per “Su c…” e finirebbe con “…gau”!
All’ora stabilita, Jesus l’Ing.Marrocu e il Raschione erano pronti a partire.
 

Marceddì - Guazzetto di cozze

Guazzetto di cozze

Marceddì - Cruditè di cozze

Cruditè di cozze

 

Per fortuna il Raschione, avendo un appuntamento in serata e volendo assumere il controllo dei tempi di rientro, decide nuovamente di mettere a disposizione del gruppo i servigi e le sospensioni della sua nuova “quasi cento” cavalli. Verrà comunque giustamente ricompensato da un generoso rimborso carburante, prodotto – almeno da Jesus – all’atto di estinzione del conto.
 

Marceddì - Fregola

Marceddì – Fregola

 

Tra gli insulti e le pontificazioni dell’Ing.Marrocu, tra i deliri di due differenti navigatori all’opera, il lungo viaggio verso quel di Marceddì, frazione di Terralba, aveva infine termine, non prima di aver comunque potuto apprezzare la geometrica e rigorosa organizzazione delle Vie dei campi.
Persa però qualunque speranza di raggiungere – con esattezza per lo meno decametrica -, la destinazione finale, seguendo le capziose informazioni elargite dagli strumenti elettronici di bordo, i tre chiedevano chiarimenti a un gentilissimo indigeno il quale, rispondendo con marcato accento fiorentino, volgeva il proprio dito indice oltre l’orizzonte, in direzione di una vistosa costruzione azzurra. Avevamo trovato l’ittioturismo “Marceddì”, la nostra ambita e ultima meta.
 

Marceddì - Muggini arrosto

Marceddì – Muggini  e orata arrosto

 

E’ splendido, invero, l’orizzonte indicato dall’oriundo. Al di là del nostro sguardo le coltivate pianure del campidano, dietro di noi il caldo Mediterraneo, di qua uno specchio d’acqua ribollente di vita che si perde in lontananza e riappare fin sotto la veranda esterna al locale, confinata alla base da una schiera di motori atti al condizionamento termico e una serie di fioriere spente dal sole, il cui contenuto l’Ing.Marrocu avrebbe poi tentato di incendiare con la combustione prodotta dal suo personal Thanatos. La costruzione principale è una sorta di estesa magione la cui prima declinazione epidermica dovrebbe, negli intenti, richiamare il colore dell’acqua, ma che di fatto si riduce ad un bianco-azzurro laziale identificabile, nel suo contesto, come inadatto rumore cromatico.
All’interno gli spazi sono ampi. La struttura in muratura iniziale, è stata visibilmente ampliata con (almeno) una appendice laterale, caratterizzata da un bel soffitto in legno, che produce una sorta di gradino a dente di sega con il profilo spiovente primigenio.
Le ampie vetrate danno occasione di godere della Natura circostante, mentre le lunghe tavolate con mobilia in plastica verde, escludono ogni possibile ricercata eleganza.
 

Marceddì - Sparlotte fritte

Marceddì – Sparlotte fritte

 

Al nostro arrivo, gli antipasti sono già serviti. Cambiamo di tavolo perché un quarto possibile commensale ci ha abbandonato all’ultimo secondo. Ovviamente la quarta porzione è rimasta con noi! Il menù è fisso mentre gli ingredienti, trovandoci di fatto in una peschiera (cooperativa San Domenico), sono di certo freschissimi e genuini. Diciamo subito, però, che non abbiamo potuto identificare alcuna particolare eccellenza o elaborazione di rilievo tra i piatti proposti. Il vino è quello “della casa”, un vinello bianco sufficientemente gradevole. Frutto di evidente navigata esperienza su un menù invariante, la cucina e il servizio, invero, ci paiono metodici, rapidi e ben organizzati.
Gli antipasti si articolano in una serie di sei portate, da cui viene escluso, per ragioni economiche e di stagione, un assaggio di oro del Sinis: la bottarga.
Ad ogni modo, potevamo in sequenza gustare: acciughe in salamoia; crostini di patè di salmone e prezzemolo (?); insalata di polpo e sedano; muggini (cefalo) al forno con condimento di verza; guazzetto di cozze e, per terminare, un ottimo piatto di cozze crude, quasi interamente ingurgitate da Jesus, nonostante le palesi cuccurre del Raschione: «ho una brutta sensazione»! Per la cronaca, nessun avvenimento intestinale nefasto, deve essere segnalato nei giorni successivi alla ciccionata.
 

Marceddì - Dolci

Marceddì – Dolci

 

Primo piatto piuttosto anonimo. Una fregola ai frutti di mare con cozze e granchi. Nulla da dire per il condimento, ma la pasta in sé era insipida e mal amalgamata, oltre ad avere origine certamente industriale.
Dopo un intermezzo di pinzimonio di verdure (carote, pomodorini, lattuga), giungevano abbondantissimi i secondi: un enorme piatto di muggini (in cui compariva anche un’orata) arrosto, semplici ma gustosi e ben cucinati, accompagnati da sparlotte (saraghi) fritte.
Saremmo riusciti a terminare il tutto, se il Raschione non si fosse sentito alla fine “pienino”, costringendoci a subire lo scherno del cuoco, che intanto era arrivato in sala per presentarsi ai tavoli e informarsi sull’aggradimento degli astanti.
Il pranzo si concludeva con i dolci: assaggi di crostate di frutta, a cui Jesus preferiva un sorbetto al limone. Infine, con tre caffè e due acquavite fatte in casa si concludevano le ostilità.
Costo complessivo, 33€ cadauno, da giudicarsi adeguati.

 

Con l’Ittioturismo Marceddì si va sul sicuro. La cucina e il servizio sono ben sperimentati, i prodotti sono di qualità, anche se il menù è rigido e piuttosto convenzionale. Menzione speciale per l’ambientazione naturale circostante, che però  non viene sufficientemente valorizzata dalla struttura ricettiva, precludendo così l’esibizione della stella. Due burricchi meno.

 


VALUTAZIONE “Marceddì”: Due Burricchi.
Ittioturismo Marceddì Indirizzo: Loc.Stagno Pauli Biancu Turri, Terralba
Telefono: 348.3934232    [mostra in google maps]
 

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giu 2 2014

Locanda Monti Paulis – Genoni

 Scritto da Jesus | | Commenta

Monti Paulis - Interno

Monti Paulis – Interno

 

In viaggio verso le paludi. Genoni oltre la collina. L’aria leggera, i colli verdi, il tepore della primavera, le giovenche sul prato, i cavalli bradi. Questa cavalcata cerchiamo di farla lesti come il vento, lanciandoci giù verso il pendio, risalendo l’asprezza dei monti, assaporando la ritmica violenza degli zoccoli, facendoci un tutt’uno con il calore e con il sudore dell’animale che guidiamo, tuffandoci in orgiastiche rettitudini e sfuggenti dettagli di vita, soffiati addosso da questo tempo patrigno, alla velocità del pensiero. Alla cime di corsa, che il tempo non attende, né il profumo dei pesci sulla graticola, che non durerà in eterno, ma che in eterno nutrirà questa Terra, ovviamente dopo aver nutrito noi.
 

Monti Paulis - Bruschette antipasti

Monti Paulis – Bruschette antipasti

 

«Lasci chiuso il finestrino, Ingegnere, non fosse mai che riuscissimo a respirare un po’ di natura, quando possiamo invece deliziare le narici con la frizzante aria condizionata della nuova quasi-cento cavalli del Raschione.
Ammiri il paesaggio, Ingegnere, questa non è l’erba cirdina e scolorita che Lei s’è avvezzato a criticare, quando si innescata la reprimenda verso i costumi e le abitudini sarde. E’ un verde intenso e rigoglioso che ci piace, identico a quello sparato sullo schermo, dal profilo colore iper-saturato del suo telefono Samsung Galaxy.
Scendo un secondo a leggere la mappa del parco… Ho trovato la nostra destinazione, è chiarissima, peccato che si siano dimenticati di scriverci anche un “voi siete qui”. Raschione, ti conviene telefonare e chiedere indicazioni. Ah, la Sardegna, Ingegnere!»
 

Monti Paulis - Antipasti

Monti Paulis – Antipasti

 

L’arrivo alla locanda “Monti Paulis” in quel del “Bosco di Monti”, presso Genoni, non è stato dei più agevoli, anche perché quegli aggeggiucoli conosciuti come Global Positioning System non sembravano prenderci troppo sul serio; ma una volta abbassato il finestrino, per interrogare un paesano di passaggio, l’Ing.Marrocu brevemente poteva rincuorarsi sulla semplicità dell’impresa: «Sempre dritto fino al cartello».
Detto questo e tralasciato qualche difficoltoso particolare, dopo un meraviglioso percorso nella rilassante quiete della campagna di Genoni, raggiungiamo di Sabato mattina un ristretto altopiano panoramico nel quale, discretamente e senza insegne, è collocata una piccola locanda. Una costruzione color ocra, presumibilmente degli anni ’80, architettonicamente abbastanza anonima, sovrastata dalla collina alle sue spalle e circondata da ineleganti tendaggi parasole.
 

Monti Paulis - Spaghetti ai frutti di mare

Monti Paulis – Spaghetti ai frutti di mare

 

Varcata la soglia di ingresso, dopo un breve vestibolo che si defila oltre il bancone del Bar, ci si accomoda in una luminosa veranda perimetrale, nella quale per l’occasione i Burricchi verranno collocati, al pari di altri avventori presenti. Oltre questo perimetro esterno esiste una sala più interna, dominata da un moderno forno/barbecue e da una sorta di falsa parete che simula la sezione di una catasta di legno. Lo stile è rustico, con pavimento in cotto, tendaggi e tovagliame in stoffa scozzese, suppellettili caratteristici a decoro dell’ambiente. Invero dobbiamo sottolineare, ahimè, che i colori ormai sbiaditi delle pareti e i vistosi segni di umidità alla base dei muri, non rendono di certo onore al locale. Certamente, andrebbe data al più presto una pesante rinfrescata.
 

Monti Paulis - Fregola con triglie

Monti Paulis – Fregola con triglie

 

Discorso opposto dobbiamo fare  per la cucina del Monte Paulis. Se l’intonaco scrostato tradisce una certa incuria e disattenzione per i dettagli estetici, di segno diametralmente opposto, vedremo, appariva la filosofia dello chef ai fornelli. La scelta del menù avviene sostanzialmente in sede di prenotazione. Già in quella fase il Raschione, custode delle nostre abitudini alimentari, predisponeva tre menù di mare (anziché di terra), predilezione che avrebbe poi cagionato un sussulto di rimpianto da parte dell’Ing.Marrocu, allorché questi coglieva passare sotto il proprio naso un sontuoso maialetto da latte arrosto, indirizzato verso il tavolo di avventori terzi.
Estrema la gentilezza e l’ospitalità del personale. Il maître che ci accoglie, è colui che si è cristianamente premurato di farci giungere correttamente a destinazione, dando indicazioni telefoniche al Raschione. Accomodatici nella veranda perimetrale, il nostro pranzo esordiva con un prosecco di benvenuto, olive in salamoia e bruschette di pane abbrustolito e olio, predisposte davanti ai nostri occhi su espressa richiesta dell’Ingegner Marrocu. Escludendo dal principio la possibilità di desinare con il nettare della casa (con ovvio ulteriore aggravio sul costo del menù fisso), la cernita del vino (dalla non fornitissima cantina) ricadeva su un ottimo Vermentino Superiore di Gallura DOCG “Poesis”, una vera poesia di vino bianco, della azienda agricola “Cau”, nei pressi di Telti.
 

Monti Paulis - Cartoccio di mare

Monti Paulis – Cartoccio di mare

 

Gli antipasti si articolavano in una serie di sette meravigliose portate, prodotte dallo chef (Adriano Zucca) in funzione dei prodotti disponibili in giornata, secondo la tradizione sarda, e oristanese in particolare, rivisitata in chiave moderna, con ricette originali e ricercate in termini di accostamento di sapori, e con un occhio di riguardo alla presentazione. In particolare giungevano al nostro tavolo: polpo arrosto (in doppia cottura) su crema di patate; crostini di muggine (cefalo) e porri, con riduzione di pomodoro e spolverata di bottarga; involtini di rombo con capperi e zucchine; involtini di sardine con melanzane e carote; cestinetti di orata gratinata con pomodori secchi; panadine di gallinella di mare, patate, pomodori; cozze gratinate. Chapeau!
 

Monti Paulis - Dessert

Monti Paulis – Dessert

 

Tanto di cappello anche per i primi piatti. Spaghetti ai frutti di mare, con arselle seppie e bottarga, seguiti da una sontuosa fregula alle triglie e pomodori! Terminata la prima bottiglia di vino (congiuntamente la scorta di “Poesis” della cantina), il maître ci suggeriva di testare – cioè fare da cavie, anche perché egli non l’aveva mai provato! – un particolare “Karinniu” dei vigneti di Santu Teru, Nurallao. Scelta che risulterà azzardata, dato che il nettare si rivelerà essere più naturalmente indicabile come vino da dessert. Come sua abitudine, l’Ing. Marrocu porterà via con sé la bottiglia, questa volta mezzo piena, da inserire nella sua collezione personale di “vuoti di prestigio”.
Proseguendo lietissimamente con il pranzo, di elevato livello si dimostrerà anche il secondo piatto: cartoccio di mare con pesce scorfano, spigola gamberi cozze. Come direbbe il Raschione: struppiau!
Anche i dolci, accompagnati da un moscato della casa, si paleseranno ineccepibili: fragole con crema di mascarpone; crostata alle mele con meringa su letto di crema pasticcera e miele e decoro di mentuccia.
Il pranzo si concludeva quindi con i caffè, con una liquirizia “Tanca dei Pavoni” per Marrocu, e con una acquavite “Abbardente” di Santu Lussurgiu, per Jesus. Costo complessivo, 40€ cadauno, da giudicarsi un 20% inferiori al giusto dovuto, per la qualità delle pietanze e per l’oggettivo valore commerciale degli abbeveraggi. Rimpianto per non aver assaggiato il menù di terra. Marrocu, sul finale del pasto, chiedeva di poter provare il maialetto, ma dalle cucine facevano sapere che l’avevano finito loro! Salutati gli chef al lavoro (intenti a sfilettare pesce per la sera), il maître si è improvvisato impiegato dell’ufficio turistico del Paese, erudendoci sulle bellezze naturalistiche e archeologiche di interesse della zona. Encomiabile.

 

La locanda “Monte Paulis” è un angolo di paradiso per gli amanti della cucina sarda. Inserito in un contesto naturalistico che di per sé vale una visita in quel di Genoni, offre ai viandanti un’offerta culinaria di alto livello. Peccato per i difetti di manutenzione della struttura, e per la cantina non troppo fornita. Quattro burricchi meno meno.

 


VALUTAZIONE “Monti Paulis”: Quattro Burricchi.
Locanda Monti Paulis Indirizzo: Loc.Giara di Genoni, Genoni
Telefono: 3284915576    [mostra in google maps]
 

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nov 10 2013

Cronta Enoteca WineBar – Cagliari

 Scritto da Jesus | 2 commenti | Commenta

Cronta - Interno

Cronta – Interno


 
Fuori dal “Cronta”. Wine driven dixit.
«Tu devi andare in Piazza Yenne e gridare ad alta voce: IO SONO JESUS, allarghi le braccia e ti metti così, come il Cristo redentore! Ma non a Cagliari, perché a Cagliari ti insultano, non ti capiscono. Tu dovresti scrivere canzoni… non ovviamente canzoni intelligenti, ma per Vasco Rossi o per una boy band!»
Dentro il “Contra”. Paranoia driven dixit.
«Ingegnere, mi pare che, mentre passava, un cameriere abbia pronunciato il suo nome, mi sa che stavolta ci hanno sgamato
Nessun esordio, mi pareva oggettivamente più adeguato quest’oggi, anche perché, onestamente, a dispetto di una minuziosa ricerca online sul significato del termine “Cronta”, l’unico interessante riferimento individuato, è stato quello relativo a tale John Cronta, emigrato negli Stati Uniti, e censito in Oklahoma nell’Anno Domini 1910. Ohibò!
 
Cronta - Ostriche Fines de Claire

Cronta – Ostriche Fines de Claire

 

Sabato mattina. Ancora riecheggiano nello spazio adimensionale, le pretestuose e traballanti giustificazioni dell’Ingegner Marrocu, che ha nuovamente negato ai propri fan la possibilità di apprezzare un proprio componimento letterario.
Da qui l’inopinabile scelta di Jesus, di non calcare eccessivamente la mano sulla qualità e sulla appetibilità del presente rendiconto, non foss’altro perché, nel frattempo che esso viene redatto, l’autore sta guardando la TV in streaming, motivo per il quale l’unica spendibile fonte di ispirazione, parrebbe essere la tormentata vicenda di Anna Oxa in quel di Ballando con le stelle. Ohibò!
 

Cronta - Polpo e Zuppetta cozze arselle

Cronta – Polpo e Zuppetta cozze arselle

 

Ore 12.55. Arrivano con un certo anticipo i Burricchi Jesus e il Raschione Ettore, all’appuntamento in fronte al Ristorante/Enoteca/WineBar “Cronta”, situato nel ultra-trafficato Viale Armando Diaz. E’ stato inaspettatamente e ostinatamente irremovibile Il Raschione, nel proporre di utilizzare la di lui autovettura, per condurre Jesus verso questa nuova avventura. Spirito di sacrificio e dedizione alla causa, penserete voi… Nient’affatto: l’astuto Burriccu potrebbe aver architettato, per le settimane in divenire, una delle sue periodiche ed irritanti ciccionate “a casino”, e per questa ragione aver voluto evitare, strategicamente, che possa verificarsi il suo turno di conduzione. Diciamo subito che non sarà l’unico atto di presunta burriccaggine, da parte sua (e del Marrocu), che tenteremo di smascherare tra le righe di questo resoconto.
 

Cronta - Tartare di salmone

Cronta – Tartare di salmone

 

Da subito enorme ci appare la superficie che il Cronta dedica all’alloggio dei propri avventori. Già all’esterno del locale un certo numero di appoggi rialzati – con botti in legno chiaro a far da basamento – e una serie di garbati divanetti, consentono di desinare o gustare un buon bicchiere di vino sotto l’alto porticato; porticato che risulta trovarsi, invero, a un paio di metri dal caotico traffico cittadino.
All’interno, gli spazi della sala da pranzo sono distribuiti intervallando eleganti file di tavoli – drappeggiati con tovagliame bianco crema -, a solide scaffalature lignee, in cui alloggiano una infinità di bottiglie provenienti da ogni parte del Mondo; talune di queste serializzate in gruppi, qualcheduna disposta nella propria confezione di prestigio. Personalmente avrei maggiormente condito l’ambientazione – e gli scaffali in particolare – con estemporanei suppellettili a tema e, magari, con elementi dal forte impatto bucolico, quali la paglia e il fieno. La possibilità pratica che i clienti passino a pochi centimetri dal tavolo di altri avventori, durante la doverosa analisi delle bottiglie, avrebbe dovuto maggiormente pesare nella scelta della topologia degli ambienti, mentre l’angolo dedicato alla vendita di prodotti enogastronomici risulta percettibilmente slegato dal resto degli arredi, tanto da necessitare, a nostro parere, di un utilizzo opportuno di séparé.
 

Cronta - Tagliolini al tartufo bianco

Cronta – Tagliolini al tartufo bianco

 

Notevole la qualità del servizio. Appena ventenne il (non sedicente tale) responsabile di sala, affiancato da altri colleghi e da un giovane enologo, che sembra di certo avere il polso della propria cantina e, in particolar modo, uno straordinario database di annate ed etichette nella propria testa. Impossibile pensare neanche lontanamente ad una carta dei vini – occorrerebbero su per giù dodici tomi – ma la cernita viene suggerita direttamente dall’enologo o, nel nostro caso, indotta dal lungo pellegrinaggio dell’Ingegner Marrocu tra gli scaffali e il comparto frigo. Dopo circa dieci anni di speculazioni mentali («io non riconosco una sprite da una cocacola») il primo verdetto: bianco Sauvignon neozelandese del 2009 “Sliding Hill” (collina che scivola), della regione dei vini Marlborough. La prima cosa che vogliamo evidenziare di questo vino, non è l’intenso profumo fruttato e il gusto ben strutturato, ma la particolare e disarmonica etichetta, che “scorre” lateralmente lungo una faglia cartacea, e in cui è rappresentato un inquietante sismogramma. De gustibus! A seguito della scelta dei primi e del secondo, convergeremo poi a un rosso cileno Emiliana “Coyam”, sempre del 2009, della Colchagua Valley, scenograficamente decantato (con decanter) e decantato (con lodi) al nostro tavolo.
 

Cronta - Trofie porcini bottarga

Cronta – Trofie porcini bottarga

 

Interessante e ben strutturato è anche il menù stagionale del Cronta, che suggeriamo comunque di aggiornare, onde evitare la privazione di divisate pietanze (quali il tonno non disponibile per le tartare) e nel quale consigliamo di correggere rapidamente quel unwatchable “Ostriche Fin Der Clark”, così prossimo alla nostra istintuale burriccaggine!
Scegliamo quindi, come antipasti, una porzione di sei ostriche (Fines de Claire), due porzioni di deliziosa (almeno secondo Marrocu, meno entusiasti i suoi commensali) zuppetta di cozze e arselle, e due piatti di delicatissimo polpo con patate, radicchio e salsina al limone. Gli antipasti terminano con una concordata tartare di salmone (buona), accompagnata da un trittico di salsine all’olio di oliva piccante, allo yogurt, e una petit brunoise di pomodorini.
 

Cronta - Tagliata argentina

Cronta – Tagliata argentina

 

Il meglio di sé, la cucina del “Cronta”, l’avrebbe però evidenziato con i primi piatti. Il Raschione ordinava delle sontuose trofie con porcini e bottarga («ti c… da finanche soffrire di incontinenza») mentre Jesus e il buon Marrocu non potevano farsi scappare il più classico degli aromi autunnali: tagliolini al tartufo bianco d’Alba, che abbiamo avuto modo di gustare solo dopo alcuni minuti dall’arrivo al tavolo in quanto, nel frattempo, l’Ingegnere ancora vagava per la cantina, a mo’ di Diogene alla ricerca del vino più adeguato. Terminati i primi, rimanendo circa tre quarti di bottiglia da decantare e consumare, i tre pensavano bene di comandare una porzione di tagliata di manzo argentina, servita su espressa richiesta praticamente cruda. Gradevole il sapore, ma qualità e presentazione, a contorno, non risultavano paragonabili a quelle dei primi.
 

Cronta - Tiramisù

Cronta – Tiramisù

Cronta - Crostata di albicocche

Cronta – Crostata

 

Inarrivabile la bontà del dolce acquisito dal Raschione e da Marrocu, un classico Tiramisù, notificata dall’ingegnere allo stesso cameriere, mentre più nella norma, per quanto ottimamente presentata, la crostata di albicocche scelta da Jesus («tra il tronchetto al cioccolato e una crostata all’albicocche, non posso che scegliere il piricocco!»). Oggettivamente incommensurabile, invero, il gusto del passito di Pantelleria d’accompagno “Ben Ryé” 2010, delle cantine “Donnafugata”: una spanna sopra qualsiasi altro passito mai provato. Tre bicchieri Gambero Rosso, cinque bottiglie l’Espresso, 95/100 WineEnthusiast Magazine ecc. ecc.
Il pranzo si concludeva quindi con tre caffè, un rum Ron Zacapa 23YO per il Raschione, Zacapa XO (Extra Old) per l’Ing.Marrocu, che come d’abitudine pretendeva il liquore solo dopo averlo visto magistralmente servito (con tanto di ghiaccio e fette d’arancia) al Raschione. Costo complessivo del pasto, 73 euro cadauno, da valutarsi comunque un 15% oltre il giusto dovuto. Ad ogni modo, in considerazione della piacevole esperienza appena consumata, Jesus elevava di sua sponte a 80 euro la sua quota, non seguito però a ruota dai suoi più susunki commensali, che si arenavano a 75: «Darò di più quando mi affaccerò fuori dal locale e vedrò la Torre Eiffel anziché la Cariplo…. Ops, ma non c’è più nemmeno la Cariplo, dove andremo a finire!»

 
Più di una Enoteca, più di un winebar, più di una brasserie o di un ristorante, il “Cronta” è un caleidoscopio di piaceri per gli amanti del vino e della buona tavola. Encomiabile la fornitura della cantina, mentre la cucina, nell’incedere delle pietanze, si è quasi sempre dimostrata di elevato livello. Quattro burricchi meno meno.

P.S.: Al termine delle ostilità, segnaliamo il verificarsi dell’avvenimento più terribile, l’incubo peggiore per l’anonima intemperanza del Triumvirato: «Allora, quanti burricchi abbiamo vinto???» L’Ing. Marrocu, rivolto a Jesus: «Questa è colpa sua che pubblica la mia foto a destra e a manca!». Impagabile…

 


VALUTAZIONE “Cronta”: Quattro Burricchi.
Ristorante Cronta Indirizzo: Viale Armando Diaz 21, Cagliari
Telefono: 0706670212    [mostra in google maps]
 

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mag 26 2012

Ristorante Lo Scoglio – Cagliari

 Scritto da Jesus | 12 commenti | Commenta

Lo Scoglio - Panorama

Lo Scoglio – Panorama

 


C’hai du’ occhi che paion du’ cozze de scojo,
e più ne magno e più ne vojo;
ma han perso er mare che je sbatteva addosso,
e amarte più nun posso…

S’infrange l’onda sullo scoglio;
lo schiaffeggia e si ritrae, l’accarezza e poi si nega, lo sommerge e lo libera, lo soffoca e gli ridà vita.
Infinitamente, senza posa, nel delirio erotico della spuma, nell’immenso talamo del mare, sotto il perverso sguardo delle stelle, di qua, nel buio che ha il sapore del proibito, negato al piacere di noi stessi.

 

Lo Scoglio - Interno, terrazza sul mare

Lo Scoglio – Interno, terrazza sul mare

 

E quale piacere, il vostro amato, ha mai nel tempo insegnato di negarvi, adorati discenti miei?
E quale eccesso alla vita – che è un breve, accidentale difetto dell’irrealtà -, vi ho mai suggerito di respingere, in luogo di altrettanto effimere, temporanee sciocchezze?
Non cadete nell’inganno del mio nome, offritevi alle carezze di Dioniso: semel in anno licet insanire.
Preso a costume quest’ultimo sciagurato suggerimento, e moltiplicato per trecentosessantacinque volte, tale risulta la condotta intrapresa anni or sono dall’ormai numeroso gruppo del Donkey Challenge, che quest’oggi segna una ulteriore tappa nel loro dissoluto cammino.

Lo Scoglio - Antipasti

Lo Scoglio – Antipasti

 

Venerdì sera, ore 20.55. L’incontro tra i triumviri ufficiali Jesus e il Raschione, il burriccu Sollai, il burriccu Avv.Pisano, è previsto in fronte al ritorante “Lo Scoglio”, suggestivamente e splendidamente ubicato, in elevato dominio sul mare, verso “Calamosca”, lungo le calette del borgo Sant’Elia, in Cagliari.
Assenti ingiustificati, il burriccu Orione e il triumviro Marrocu (sempre più interscambiabili in merito ai malcustumi), è quest’oggi ospite gradito, il fotografo professionista Varioli il quale, per ospitale gentilezza di Jesus, non è stato comunque gravato dell’onere di immortalare i momenti della cena: «Se si azzarda a tirare fuori l’obiettivo, parto di sciabola!»
 

Lo Scoglio - Polpo con patate

Polpo con patate

Lo Scoglio - Insalata di mare

Insalata di mare

Lo Scoglio - Frittura mista, Polpette manzo

Frittura mista, Polpette

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo Scoglio - Cozze e arselle marinate

Lo Scoglio – Cozze e arselle marinate

 

In ragione di non irreprensibili sobborghi da valicare, nel raggiungere la destinazione, come astutamente suggerito dal triumviro Ettore, Jesus si presentava con un abbigliamento a cavallo tra un elegante tutore dei viali del piacere e un disinvolto pusher in abiti casual, oltreché con una 150 cavalli insolitamente corrotta da fanghiglia di origine meteorologica. Ovviamente, la raccomandazione del Raschione era riferita alla opportunità di non lavare l’autovettura, mentre il tradizionale abbigliamento dell’asino fondatore, risultava circostanziatamente più che adatto!
Alle ore 21.00 in punto, dopo i convenevoli di rito, e dopo aver goduto degli scorci offerti dalla felice collocazione del ristorante, i cinque Burricchi varcavano finalmente la soglia del locale.
 

Lo Scoglio - Murici

Lo Scoglio – Murici

 

Come anticipato, l’ambientazione de
“Lo Scoglio”, è semplicemente splendida. La sala principale è dominata dal tema del mare che, al tramonto, domina prepotentemente la scena, prorompendo con i colori del crepuscolo e con l’incanto del profilo del golfo, dalle numerose finestre, dagli oblò, e dall’ampia terrazza estiva, seducentemente distesa sulla scogliera.
L’arredamento è compostamente elegante, e caratterizzato dal generoso utilizzo di infissi e travi di legno, di drappeggi chiari, abbondanti punti luce e oggetti della tradizione marinara. Strani pannelli visibili nel sottotetto e qualche altra dozzinale stonatura, non riescono comunque a compromettere il fascino dell’insieme.
 

Lo Scoglio - Spaghetti cozze arselle

Lo Scoglio – Spaghetti cozze arselle

 

Nonostante non sia elevato il numero degli avventori in sala, consistente sembra essere la presenza di personale, all’interno della grande cucina a vista. Due sono i camerieri deputati al servizio, un accorto ed esperto signore, e un più disattento ma spigliato giovanotto, oltremodo abbronzato fuori stagione:

«custu prima fiada ghettendi soletta!»

Accomodati ad un ampio tavolo rotondo, gli affamati Donkey vengono subitamente assistiti dal cameriere più anziano, che con mestiere li indirizza verso un assaggio di antipasti di mare. Il vino scelto per la serata, è un eccellente vermentino superiore DOCG “Canayli”, della cantina Gallura, sbrigativamente testato (ora non per difetto del cameriere, ma per inconsistenza scenica del personaggio) dal Raschione Ettore: dobbiamo perfino rimpiangere il Marrocu!

Lo Scoglio - Spaghetti all'aragosta

Lo Scoglio – Spaghetti all'aragosta

 

Entusiasmo manifestato dal Sollai, per le bottiglie di acqua minerale servite in tavola – San Pellegrino -, a suo dire le migliori al mondo; ad ogni modo, ad un Burriccu che chiede una Sprite come ammazzacaffè, non tenderei a dare credito.
Numerosi e abbondanti gli antipasti proposti dalla cucina, a tratti gradevoli e gustosi, ma in sicuro difetto di fantasia e, in taluni casi, poco incisivi.
Di lì a poco avremo assaggiato, quindi: anonime olive sott’olio, buoni filetti di alici, tonno alla catalana con cipolle pomodoro e seppiette, carpaccio di pesce spada su letto di rucola, discreto polpo con patate lesse, mediocre insalata di mare con gamberi, seppie, sedano e pomodori, polpette di carne di manzo, gustosa fritturina mista con frittelle di gianchetti, calamari e tranci di salmone, eccellente marinara di cozze e arselle (per le quali registriamo, invero, un eccesso di sabbiolina non spurgata), non particolarmente gustosi bocconi (murici) di mare, comunque consumati per due terzi dalle voraci fauci di Jesus, per diffusa inappetenza dei suoi commensali.
 

Lo Scoglio - Grigliata Mista

Lo Scoglio – Grigliata Mista

 

Il giudizio in merito ai due primi piatti consumati, si fa qui controverso. Se il Raschione riferisce di aver trovato entrambi di ottima fattura, Jesus deve puntualizzare che, a parte l’eccellente qualità del condimento, gli spaghetti alle cozze e arselle avrebbero richiesto maggior cottura, mentre il sugo impiegato per i (comunque buoni) spaghetti all’aragosta, risultava oltremisura acidulo.
Altrettanto contraddittoria la valutazione che dobbiamo dare, relativamente alla piccola grigliata mista ordinata: ottimi i gamberi e gli scampi, buoni i tranci di tonno, assolutamente insapori le seppie e l’orata arrosto.
Totalmente insoddisfacente la proposta dei dolci (speriamo solo episodica), ridotta ad una crostata ai frutti di bosco, richiesta dal raschione e dal Varioli, e ad una torta al cioccolato simil-sacher (per Sollai e l’Avv.Pisano), entrambe bocciate alla prova del gusto.
 

Lo Scoglio - Torta al cioccolato

Torta al cioccolato

Lo Scoglio - Crostata ai frutti di bosco

Crostata frutti di bosco

 

Impagabili le ultime fasi della cena, caratterizzata da un crollo d’attenzione del bronzeo cameriere che, durante il proferire della comanda, da parte di un evidentemente poco ipnotico Varioli, si congedava ex abrupto dal nostro tavolo, per andare a svolgere qualche più impellente mansione.
Recuperata più tardi la considerazione del caposala, gli asinini clienti riuscivano finalmente a richiedere tre caffè e tre mirti (più una sprite!), unici liquori appetibilmente disponibili.
Costo finale del pasto, 50€ cadauno, che valgono esclusivamente il prezzo dell’ambientazione, e che altrimenti giudicheremmo un buon 30% in eccesso, rispetto alla qualità dei piatti e del servizio complessivo.
Ci saremmo infatti aspettati, in relazione alla fama e alla collocazione del ristorante, una proposta culinaria ben più efficace e ricercata.
Scenograficamente, “Lo Scoglio” resta comunque l’ideale destinazione per chi sia intenzionato, senza badare troppo al portafogli, a conquistare qualche bella pivella, con il proponimento di apparire facoltosi e sensibili romantici quali – di fatto, se consultate questo blog -, non siete. Due burricchi con menzione speciale.

 

VALUTAZIONE “Lo Scoglio”: Due Burricchi con menzione speciale.
Ristorante Lo Scoglio Indirizzo: Località Sant’Elia, Cagliari
Telefono: 070371927    [mostra in google maps]

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